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Temporale di... Natale

Temporale di... Natale

Domenico Piccolo 4 gennaio 2026
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Argomenti trattati

#Racconti contemporanei #Domenico Piccolo #natale #racconti

di Domenico Piccolo -

Dopo essersi assicurati che la porta fosse chiusa, Johnny dice: “Rimango io con te, non c’è problema. Tanto anch’io non ho nessuno che mi aspetta”.

Il gocciolio dalle finestre è incessante. Ritma i minuti, persino i secondi se la mente resta concentrata lì. Johnny se ne sta seduto al tavolo, sorseggiando la sua tazza beige di caffèlatte. Il suo respiro entra nella superficie concava e ritorna al suo orecchio, pulito, netto. Negli ultimi giorni è stato tutto un correre, tra lavoro, riunioni e cene di Natale con colleghi e amici. Ora però era solo nella stanza e aveva una gran voglia di rallentare, sostenere ritmi più leggeri, un tempo lento che drena le cellule e addolcisce l’umore. Ma non è possibile.

I vicini indiani del piano sottostante al suo si sono svegliati e hanno cominciato il loro conciliabolo, fatto di strilli e imprecazioni verso i bambini, con parole che nessuno comprende, se non chi le conosce. “Dannati loro”, pensa Johnny, mentre il tavolo traballa e mette la tazza in condizioni di equilibrio paurose. Tra l’altro, non si spiega il perché la signora quando la incontri fuori sembra la donna più calma del mondo e quando si trova in casa pare Crudelia Demon trepuntozero. Una trasformazione degna del miglior Jeckyll e Hyde.

La luce blu dello schermo dello smartphone si illumina a ripetizione, segno di quella vita virtuale che prosegue nonostante tutto, cibandosi di apparenze e false promesse dei nuovi creator (così li chiamano oggi) di turno, pronti a venderti la qualunque, che sia un prodotto, piuttosto che un’idea. L’importante è crederci, perché il pensiero è potente. Johnny non risponde, non visualizza, non parla. La vita virtuale lo riguarda fino ad un certo punto. E poi c’è una tazza di caffèlatte da salvare dalla furia indiana. È la vigilia di Natale, in strada c’è il fermento delle ultime compere, nelle case il tepore dei camini che scalda l’atmosfera e rende allegro persino il cielo grigio e la pioggerella sottile. Ma lui, Johnny, non è molto allegro.

Le feste natalizie riportano alla coscienza stati di una vita passata in cui l’innocenza, la fantasia, la spensieratezza erano tutto. Quando l’infanzia finisce cade quel velo e la realtà, così aspra, penetra nelle pupille e nel cuore dei bambini e li porta ad uno stato nuovo. Molti si convincono che bisogna essere felici per forza, perché c’è la guerra, perché siamo fortunati, perché la vita è bella, perché…perchè…perchè…

Molti sono sinceramente felici, il loro animo è rimasto semplice come quello dei bambini. Gli adulti a volte sono dei bambini cresciuti male, fanno ancora capricci e si ostinano, specie quando la mentalità è chiusa, a ripetere le stesse azioni o a dire le stesse parole. Dov’è la novità?

Johnny si decide ad uscire. La lentezza sarà il vangelo di queste giornate, ha deciso.

Arriva nel suo negozio preferito, la bottega di Fiorella, una donnina elegante e raffinata, dai modi gentili e disponibile quando si tratta di qualche cortesia, come procurarti questo o quel libro, la rivista specialistica, l’oggetto che ti farà fare bella figura per il regalo di compleanno o per le feste.

“Johnny, come stai caro?”

“Fiore, bene dai…il solito”

“Bene dai. Dimmi caro…”

Quel “caro” lo fa sentire a casa. Lo riporta alle belle atmosfere dei tempi romani, dove in qualunque supermercato o negozio ti apostrofano con quel “caro”, così caldo, immediato, verace.

Prende il solito giornale e al momento dei saluti: “Con chi passi la giornata domani?” “Con mia sorella, anche se ha l’influenza. Non mi va di stare da sola, specie quest’anno…”. Non risponde nulla, in quegli istanti di silenzio avverte tutto il gelo del dolore della perdita, la sofferenza di una mancanza. La madre se n’era andata una notte d’estate, e il tepore s’era trasformato in un vento freddo che scuote le finestre e serra le labbra.

L’abbraccia e mentre la stringe le sussurra “Grazie Fiore, grazie di esserci. Tu sei importante!”. Stavolta qualcosa si muove. La commozione prende il sopravvento, nelle mani che si stringono e nelle pupille nascoste dietro le lenti degli occhiali scuri. Si lasciano così, mentre il campanile ha smesso da poco di battere il mezzogiorno.

Verso le 18 e trenta, quando ormai è ora di chiusura Fiorella sta per abbassare la claire del negozio. Qualcosa non funziona. La claire non si vuole abbassare e così non si può inserire neppure l’allarme. Il panico le si attorciglia alla gola. Si guarda attorno, per scorgere se passa qualcuno o c’è qualcuno che la sta tenendo d’occhio. Niente. Si gira dall’altra parte per riprovare. È buio, e la pioggia, che per tutta la giornata non ha smesso di cadere incessante, batte sulla piccola tenda che serve a riparare l’entrata. Il vento soffia più forte.

“Fiore, che succede?” La voce viene da dietro.

“Johnny, menomale che sei qui. Non riesco a chiudere la claire, e stanotte è Natale, non voglio lasciare aperto…come faccio?”

“Non preoccuparti, ora vedo se riesco a fare qualcosa”.

Johnny ci prova come può, ma non c’è verso.

“Sembra un guasto elettrico, ma a quest’ora dubito che ci sia qualcuno che viene a controllare”.

“Eh, appunto”.

“Senti, ora chiamiamo quelli della vigilanza notturna e vediamo che si può fare”.

“Va bene”.

Fiorella si sente quantomeno rassicurata. Johnny è una persona fidata, che ispira fiducia e controllo. Al telefono la vigilanza dice che ci vorrà molto tempo, perché la pioggia li ha bloccati sulla statale di Milano. Probabilmente anche tutta la notte. “Ed ora che faccio, non posso andare a casa in questa situazione. E del resto chi può controllare qui?”.

“Tranquilla, ora cerchiamo una soluzione”.

Piove a dirotto, e bisogna ripararsi.

“Entriamo dentro intanto”.

Il negozietto non è molto grande, ma è un luogo accogliente e molto fornito di tutto quanto. Al suo interno Fiorella ha ricavato un angolo con una stufetta e un tavolino per le emergenze. Dopo essersi assicurati che la porta fosse chiusa, Johnny dice: “Rimango io con te, non c’è problema. Tanto anch’io non ho nessuno che mi aspetta”.

“Ma sei sicuro?, non voglio bloccarti qui, vai sei vuoi andare”.

“No, non ti lascio. Tu in questo momento hai bisogno di aiuto”.

“Sei davvero tanto caro”, le dice affettuosa Fiorella.

“Allora, intanto assicuriamoci di stare al caldo!”, rassicura Johnny. E intanto si industria per sistemare al meglio quel piccolo angolo, con il tavolino, le sedie e quant’altro. Si siedono e iniziano a parlare.

“Sai, mi ricordo quando sono entrata qui per la prima volta, con la mamma. C’era un gran disordine. Abbiamo impiegato una settimana solo per sistemare. Però che bello quando abbiamo aperto. Come gadget abbiamo regalato un righello colorato”.

”Si, mi ricordo. Questo posto è il luogo che frequento di più da quando sono bambino. E tu ci sei stata sempre”.

“Grazie!, ma senza di voi qui sarebbe davvero triste. Sei davvero una persona gentile, un cliente speciale”.

“Eppure…”

“Eppure?...”

“Stasera siamo tristi entrambi, non è vero?”.

“Stamattina mi sentivo triste, ma qui con te non mi sento triste. Posso persino raccontarti le barzellette”.

“Ma smettila, te racconti le barzellette?!”, ride Fiorella.

“Si, sta a sentire…” e ne racconta una che la fa letteralmente piangere dal ridere. E va avanti per un bel po’. Poi ad un certo punto le dice:

“Sei tranquilla qui con me, vero?”

“Certo, altrimenti non ti avrei fatto restare”.

“Bene, sono felice. Il Natale è così strano.”

“Già…”.

Una pausa di silenzio…poi ricominciano a parlare. E si raccontano, come mai hanno fatto. Poi crollano, perché la stanchezza prende il sopravvento. Vengono svegliati da un tocco sulla porta:

“Signora, siamo della vigilanza. Perdoni il ritardo…”

“Va bene, tranquilli, in qualche modo ce la siamo cavata. C’è qui una persona cara che è rimasta con me”.

Johnny si sveglia anche lui. “Buongiorno. Riuscite a sistemare il guasto?”

“Si, intanto grazie per essere rimasti qui la notte di Natale”

“Figuratevi…è il minimo per Fiore”.

Gli operai riescono a sistemare il guasto. Sono ancora le cinque del mattino.

Fiorella saluta gli operai e poi dice a Johnny: “Perché non rimani con me, ci prendiamo un buon caffèlatte”.

“Va bene!”.

“Però basta barzellette, sennò mi viene mal di pancia…”.

Salgono in casa e subito li prende un colpo di stanchezza. Il divano li invita a rilassarsi un po’. Si stendono e Fiorella accarezza le guance di Johnny: “Sei davvero una persona speciale, un vero tesoro”.

In breve si addormenta tra le sue braccia. Il calore scioglie pure il loro cuore. Da così tanto tempo non si sentivano così felici, a Natale.

Ed è tutto merito…di un temporale.