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Gite scolastiche: il valore aggiunto che manca alle scuole

Gite scolastiche: il valore aggiunto che manca alle scuole

Attualità 12 febbraio 2026 3 min lettura
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#Stefano De Vecchi #Adolescenti #Attualità #scuola #gitascolastica #insegnanti

di Stefano De Vecchi -

Il dibattito sull'importanza delle gite scolastiche risale alla notte ei tempi. Tuttavia fra comportamenti poco educati dei giovani e costi onerosi per le famiglie spesso questa pratica educativa è poco utilizzata. Ma quale è il valore di avere i ragazzi al di fuori delle mura scolastiche? Riflessioni in tempo di crisi sociale.

Tutti noi, durante il nostro percorso scolastico abbiamo effettuato una gita con la nostra classe e i nostri insegnanti. Io stesso sono appena tornato, con un nutrito gruppo di alunni, dalla Città Eterna. Questa nostra esperienza del tutto inusuale al di fuori della classe può essere stata una semplice visita a un museo poco lontano da casa, oppure a una più impegnativa trasferta di qualche giorno fuori regione, oppure, da un pochino più grandi, nella nostra bella Europa a visitare qualche capitale. Ma a cosa servono anche queste uscite «fuori porta?» Sorgono spesso interrogativi in merito a questa pratica oggi ancora poco impiegata dagli istituti. Le motivazioni possono essere tante, ma un interrogativo sorge spontaneo. Cosa vuol dire fare una gita oggi con dei ragazzi adolescenti? Esiste un valore aggiunto per i ragazzi e gli insegnanti? La mia risposta è sì, assolutamente sì!

Oggi, molte scuole superiori, e qui mi rivolgo ai ragazzi adolescenti, non hanno possibilità di usufruire di gite scolastiche organizzate dalle scuole. Le motivazioni sono fra le più diverse. In primis il discorso economico, dove non tutte le famiglie hanno la possibilità di sostenere, vista la crescente inflazione e le scarsissime risorse della scuola, i costi di un figlio in Italia o all'estero anche solo per qualche giorno. Una seconda difficoltà che si presenta è che moltissimi insegnanti non se la «sentono» di assumersi la responsabilità di minorenni fuori dalle aule a fronte di comportamenti e rischi a volte eccessivi e maleducati del mondo adolescenziale. Insomma, trovare un gruppo che abbia voglia di fare un'esperienza di crescita non è poi così facile.

Tuttavia, resto convinto, che questa pratica permette di costruire e rinsaldare i legami fra il gruppo. Prendo banalmente la mia esperienza di pochi giorni fa, ma è anche un aspetto che posso trasferire su altre esperienze che ho fatto con i miei ragazzi avendoli portati in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e diversi altri posti. Un elemento che emerge forte e percepibile in queste pratiche è l'informalità, il fatto di vivere l'insegnante e gli alunni in contesti destrutturati, al di fuori delle aule, al di fuori del dogma scolastico. L'informalità avvia rapporti di fiducia e avvicina, normalizzando, le persone, sviluppando un senso di comunanza e vicinanza. Un altro aspetto è la curiosità che i ragazzi hanno dei loro insegnanti. Questo tema credo che non venga per nulla menzionato se non in rari casi anche in letteratura. I ragazzi sono infatti molto curiosi di chi è un insegnante, dei suoi interessi, del come è, nella sua vita, come fratello, come padre o come amico. I ragazzi cercano, nel suo complesso anche l'Uomo insegnante, a tutto tondo. Questa cosa si evince in modo chiaro dalla loro propensione all'uso dell'occhio del «grande fratello» che sono i social e il loro impiego e a quegli «sguardi indiscreti» che a volte lanciano per capire qualcosa in più sui loro interlocutori insegnanti, sulle loro capacità e abilità, non ultime le belle partite a biliardo fatte con i miei alunni alle due di notte. Insomma, le gite dovrebbero tornare a essere motivo di interesse e di condivisione per migliorare, sviluppare e potenziare quel rapporto magnifico e fantastico, unico e insostituibile che è possibile creare fra insegante e alunno, con semplicità e naturalezza.