di Daniela Bacis -
1995
E’ la mattina di Natale. Raggiungo con affanno la porta d’ingresso dell’appartamento dei miei nonni, quattro rampe di scale dall’ampiezza di circa un metro e mezzo, sulle quali da piccola fantasticavo di sfilare come le principesse del Principato di Monaco, dai vestiti stilosi ed eleganti che vedevo sulle riviste patinate di gossip. La porta di noce, che introduce alla casa, si staglia imponente davanti a me ed è socchiusa. Apro delicatamente l’anta.
“Nonna ci sei?”
Si sente solo il suono dei miei piccoli passi sul pavimento di marmo grigio dalle striature biancastre. Apro la porta della cucina e vengo avvolta dalla luce calda e avvolgente di metà mattino, che illumina la finestra posta alla mia sinistra. Sulla destra scorgo nonna, che con meticolosa maestria tira la pasta dei ravioli, girando contemporaneamente, con vigore e costanza, la manovella della macchinetta per la pasta. Mi guarda facendomi l’occhiolino e aggiunge:
“Ho quasi finito le dodici dozzine di ravioli. C’è ancora un po’ ripieno, dai un assaggio!”.
Non me lo faccio dire due volte, alzo la pellicola trasparente e con un cucchiaino ne prendo un po'. Tartare di carni miste, un retrogusto di fiori di garofano, prezzemolo tritato, un pizzico di limone, sale quanto basta. Un mix di sapori e profumi che ancora ora, se chiudo gli occhi, mi sembra di assaporare. In sottofondo mi giungono all’orecchio delle musiche di Natale, mi sposto nel salone, il marmo brilla, il tavolo intagliato dal nonno sovrasta in mezzo alla stanza. I leoni scolpiti nel legno sugli stipiti della credenza sembrano osservami ed incoraggiarmi ad entrare. La tovaglia rossa, con orlo a giorno, ricopre la tavola ed alla luce del sole brillano i bicchieri dai bordi d’argento. I nonni li avevano presi a San marino, di ritorno da uno dei loro tanti viaggi. La musica proviene da un vecchio giradischi ancora in funzione. Ogni anno viene ripristinato e ripulito per l’occasione, non poteva mancare! La melodia “Astro del ciel” riecheggia nel grande salone, ancora vuoto, in attesa dei tutti i commensali, circa una ventina.
“Eccoti qui, hai visto il presepe all’ingresso? Sono rimasto sveglio tutta la notte per finirlo! Sai le statuine sono ancora quelle del tuo bisnonno, le casette sono intagliate a mano e quelle di gesso sono le stesse che usavo io da bambino”
Con grande orgoglio, mio nonno, tutti gli anni, mi ripete la stessa cosa e tutti gli anni mi piace ammirare quel piccolo presepio, allestito con cura, dalle statuine un po’ ammaccate, ma minuziosamente collocate e sistemate tra ciuffetti di muschio, rigorosamente vero, sassolini e legnetti raccolti dall’orto.
Il campanello suona, mi affaccio dalla grande porta di noce dell’ingresso. Sento il vociare dei miei cugini in lontananza. Intravedo gli zii salire le scale con le mani occupate da sacchetti e vassoi ricolmi di ogni ben di Dio.
“Nonna stanno arrivando!”
* 2025
Chiudo gli occhi e per qualche secondo torno indietro nel tempo ai miei natali da bambina. E’ la sera di Natale, tutti i parenti se ne sono andati da circa un’ ora, sono esausta, mi butto sul divano, penso che il mio corpo potrebbe cedere da un momento all’altro.
“Ma come ha fatto mia nonna a sopportare tutto questo per anni e anni? Preparare il natale non è una novena, è una via crucis! Giorni e giorni di preparazioni culinarie, provate e riprovate finché la ricetta non esce alla perfezione. Pulizie a iosa: tirare a lucido i pavimenti, aspirare fino all’ultimo granello di polvere, intimorire i tuoi figli affinché non disordinino nessun angolo della sala, pulire tutta la cristalleria di casa, far brillare i vetri, lavare tende, tovaglie….un turbinio di mestieri che manco nelle pulizie di primavera! E poi il giorno di Natale, passato a fare la spola tra la cucina e la sala, portando e sparecchiando piatti, prima pieni e poi vuoti, riuscendosi a sedere per mangiare solo, forse, all’ultima portata, mentre il contapassi vibrando sprizza di gioia! E all’esodo dei parenti , non è finita! Da un lato il lavandino della cucina deborda di piatti sporchi, che chiamano imploranti di essere puliti, dall’altra si intravedono pezzi di cibo caduti per terra, briciole, persino pezzi di carta di regali scartati dai bambini con la foga del momento.”
Inizio a pensare che mia nonna fosse una santa!
Sono quasi le undici di sera, tutti sono già a letto, la lavastoviglie gorgoglia in pieno carico, i pavimenti sono di nuovo lucidi.
La testa mi gira leggermente, alzo le gambe sopra il bracciolo del divano, mi sento avvolta dal silenzio e nella penombra socchiudo per un attimo gli occhi. Ripenso a quella giornata, ai miei genitori, sorridenti e rilassati, che , almeno per una volta, possono starsene seduti a mangiare tranquilli, dopo aver lavorato fino alla vigilia. Rivedo i sorrisi e gli apprezzamenti per le pietanze preparate. Ripenso ai discorsi e alle risate che risuonavano nella cucina. Non so perché, sarà la convivialità, ma si finisce sempre a raccontare aneddoti divertenti. Sento ancora il calore, non solo della stufa accesa, ma di quel clima familiare che ti fa sentire il cuore in pace e a casa. Ripenso ai bambini che giocano e scherzano con i nonni, obbligandoli a sentire i meme di TikTok, e lo zio che si finge appisolato per sfuggire alle partite con la play station. Intravedo i sorrisi spontanei di chi riesce a sorridere, nonostante certe mancanze, in queste occasioni, si facciano sentire più del dovuto. Tutto questo mi riempie di gioia. Tutto questo sarà il ricordo delle feste di Natale dei miei figli, come io ho portato il mio nel mio cuore, così faranno loro.
Mi sfugge un sospiro e la stanchezza sembra svanire. Ora capisco come ha fatto mia nonna a sopportare tutto questo per molti anni.
Le fatiche svaniscono, davanti a un bene più grande.
Riapro gli occhi, lo sguardo mi cade nell’angolo della sala dove abbiamo costruito il presepio. Le lucine sono deboli, ma riesco a scorgere, nel mezzo della mangiatoia, il volto del piccolo Gesù sorridente. Ora capisco il senso del Natale.
Abbozzo un sorriso e cado in un sonno ristoratore.
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