di Stefano De Vecchi -
«La scuola deve affrontare questa tragedia per aiutare i ragazzi a interrogarsi sui grandi temi della vita come la paura, i legami, l'appartenenza»
stefano de vecchi
La tragedia che ha colpito la Svizzera e il mondo intero è avvenuta il 31 dicembre dello scorso anno a Crans-Montana. Decine di vittime intrappolate in un locale che avrebbe dovuto vederli spensierati a festeggiare la chiusura di un anno. Invece, con quelle fiamme si sono spente le loro vite, per sempre. Non voglio in questo articolo puntare il dito sulle negligenze che ci sono state, le responsabilità, le differenti interpretazioni. A farlo ci saranno le autorità competenti. Di fronte a questa colossale tragedia è necessario il rispetto dovuto ai ragazzi e alle loro famiglie. Tuttavia trovo che questo episodio che ha visto coinvolto moltissimi minorenni possa essere una possibilità per tutti noi di poter trasformare questa tragedia in un momento di riflessione serio e profondo. Perché è importante la sicurezza? Cosa vuol dire famiglia? Quanto sono importanti i legami umani? Ecco, queste sono solo alcune piccole domande che mi vengono alla mente in questo giorno. Credo che la scuola su questo tema debba aiutare i ragazzi a riflettere, a porre un pensiero di senso compiuto su questo tragico episodio, ad aiutare quei ragazzi che hanno rivisto in quelle vite distrutte una parte di loro e della loro esistenza. Sensibilizzare a questo tema, sottolineare che la scuola non è solo didattica e nozioni, ma una realtà capace di guardare all'esterno delle proprie quattro mura, e proprio da quelle mura ripartire con notizie che provengono dal mondo esterno. Sì, forse la scuola deve essere anche questo, un luogo di incontro e di confronto, un luogo dove anche il mondo delle emozioni, delle paure e delle aspettative trova posto per formare il nostro futuro: i giovani.