glimmo.it

Il blog letterario che mancava

E' meglio essere ignoranti: è proprio vero?

E' meglio essere ignoranti: è proprio vero?

Attualità 31 gennaio 2026 3 min lettura
glimmo

glimmo

10 visualizzazioni

Argomenti trattati

#Adolescenti #Domenico Piccolo #educazione #scuola #insegnante #societàliquida

di Domenico Piccolo -

“Profe, oggi è di moda essere ignoranti”. Così ha risposto uno studente di recente, motivando il suo scarso impegno allo studio.

Ecco il mood, il trend del nuovo millennio: si fa più strada restando nel disimpegno, nella mancanza di cultura.

Se prendiamo come paradigma il mondo social, alcuni modelli proposti vanno esattamente in questa direzione. L’apparenza, il successo facile, l’egoismo sono i valori che dominano un mondo dove l’apatia regna sovrana.

I nostri ragazzi vivono un continuo disorientamento in cui devono gestire fatiche quotidiane che provengono anche dall’aumento dei casi di Dislessia, Discalculia, Bisogni Educativi Speciali e dalla legge 104. Il contesto familiare, alla base dello sviluppo e dell’accompagnamento degli adolescenti è fatalmente in crisi, perché esso stesso in preda a crisi personali, relazionali, di coppia e le conseguenze le conosciamo: separazioni, violenze, disagi di ogni natura.

In tutto ciò davvero si chiede ad insegnanti ed educatori di “imboccare” gli studenti, come fossero poppanti attaccati alla mammella materna?

Il ruolo dell’educatore, del formatore non è esattamente questo. La loro missione è quella di rispondere al bisogno di inserimento nel mondo professionale con metodi innovativi, competenze calate nella realtà, visione del presente e del futuro.

Ma soprattutto è quello di “stare con loro” per stimolare domande, riflessioni, emozioni e ridurre così l’appiattimento cognitivo ed emotivo che la scienza testimonia con i suoi studi. Di recente, infatti, è stato provato che dagli anni ottanta è in corso una lenta morte della parte emotiva dell’encefalo a beneficio di quella cognitiva, soggetta com'è a stimoli e input continui, non sempre controllati e di qualità. E se è vero che fra le soft skills più richieste nel mondo del lavoro ai primi posti troviamo: capacità di lavorare in team, capacità di adattamento e capacità di problem solving vuol dire che non basta una pura e semplice conoscenza nozionistica ma occorre anche un’esperienza diretta, a contatto con i problemi di ogni giorno, dove una sveglia che non suona, il sonno arretrato e la fame atavica che è tipica della fase puberale passano in secondo piano se non vi sono persone serie, capaci di entrare in contatto con l’altro, con tutto ciò che comporta (il dibattito sui valori è un tema da riprendere ed espandere in famiglia come sul luogo di lavoro).

Da dove dunque partire o ripartire? Da un approccio diverso da parte dei formatori, da un dialogo sincero in famiglia e da modelli veramente positivi, che vanno oltre la logica del tutto e subito che vanno incentivati, mostrati, premiati.

Altrimenti la moda e il trend dell’ignoranza e di chi si accontenta la faranno da padrone.