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27 gennaio. Quale memoria oggi?

27 gennaio. Quale memoria oggi?

Attualità 27 gennaio 2026 3 min lettura
Redazione Glimmo

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#Stefano De Vecchi #Attualità #storia #giornatadellamemoria #olocausto

di Stefano De Vecchi -

"La storia, come già detto negli articoli precedenti, ci insegna poco. Il linguaggio aggressivo della politica di oggi, feroce e poco meditativa, amplifica di gran lunga lo smarrimento dell'uomo moderno di fronte ai cambiamenti geopolitici. Ecco perché, in questo momento di voci amplificate e poco democratiche è necessario tornare a una maggiore sobrietà dei linguaggi. A questo proposito riproponiamo un'intervista di una figura che, ancora oggi, fa scuola: Primo Levi. Buona lettura amici di glimmo.it

Glimmo.it desidera ricordare la giornata della memoria, quella celebrazione che ogni anno si fa largo a ricordare le vittime dell'Olocausto. Come ho già avuto modo di dire recentemente in un articolo che rendo nuovamente disponibile, la Storia non ci ha insegnato poi molto. Ne ho parlato proprio pochi minuti fa in un'intervista con l'amico Teo Mangione a Bergamo TV. Sì, il periodo storico in cui viviamo non è proprio dei migliori, anzi. Pensiamo alla guerra in Ucraina, all'eterno conflitto fra Israele e la Palestina, il recente bombardamento del Venezuela da parte degli Stati Uniti, alla volontà di accaparrarsi questo o quel territorio per ragioni economiche o a questioni geopolitiche. Tutto sembra ormai normale, ovvio, scontato. Vige forse la legge del più forte? Facendo un pochino di ricerca in rete mi viene ricordato che nel mondo di oggi la situazione è davvero drammatica, preoccupante. Al momento ci sono in essere un qualcosa come 56 conflitti planetari che coinvolgono oltre 90 Paesi che hanno visto le migrazioni di 100 milioni di persone costrette a fuggire dagli scenari di guerra. Sì, se ripercorriamo un attimo la Storia, dal 1939 con l'invasione della Polonia da parte delle Germania nazista fino al 1945, chiusura della Seconda Guerra mondiale, c'era un unico grande conflitto che occupava l'informazione e che vedeva coinvolta come teatro di guerra la nostra Europa. Tuttavia i dati offerti dalla rete ci ricordano che i conflitti sono nettamente aumentati dalla chiusura dell'ultima guerra mondiale. E se proprio questi conflitti, magari più localizzati e meno conosciuti dal grande pubblico, nel loro insieme, costituissero la Terza Guerra mondiale? Secondo alcune fonti, gli atti di violenza perpetrati contro le diverse popolazioni sono passati da 104.000 nel 2020 a quasi 200.000 nel 2024 provocando la morte di oltre 230.000 persone (probabilmente numeri sottostimati). Forse è vero che la storia non ci ha insegnato poi così tanto? Oggi la politica, una volta indicatore di capacità e di dialogo umano, è divenuta spesso aggressiva, con un linguaggio acceso, fatto di gesti che alimentano costantemente l'odio per il diverso, inneggiando costantemente a rivalse e pretese di questo o quel tipo. Ecco allora che la frase di Primo Levi torna a essere profetica, come fosse un monito, una spia che dovrebbe accendersi e ricordarci che nell'uomo alcune consuetudini possono ritornare a gran forza.

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare.”

A questa situazioni complessa vengono poi meno i testimoni oculari di questi orrori, quei protagonisti che hanno vissuto le tragedie sulla loro pelle e qui mi riferisco a quei prigionieri che hanno vissuto nei campi di sterminio assistendo quotidianamente a sistematiche violenze. Forse ricordare, attraverso le parole proprio di Primo Levi, in un'intervista del febbraio del 1985, l'orrore dei campi di sterminio potrebbe aiutare un pochino tutti noi a riprendere la giusta misura, a riscoprire quegli spazi comuni chiamati fraternità e rispetto.